Damiano Errico: il pittore diventato fotografo


di Nicolò Occhipinti

Le sue fotografie sembrano dipinti, opere d’arte di raffinata eleganza che riflettono il suo passato da pittore e rivelano una rara sensibilità. Damiano Errico si racconta su Rimlight.

Un talento capace di catturare il meglio della bellezza femminile e trasformarla in un’opera d’arte. Damiano Errico ci ha colpiti per la capacità di trattare il sensore della sua reflex come la tela di un pittore, di catturare la delicata luce riflessa dai suoi soggetti e di elaborare l’immagine con il suo personale stile per renderlo simile a un dipinto.

Hai studiato all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove hai incontrato il grande fotografo Mimmo Jodice. Ci racconti come e perché hai cominciato a vedere nella fotografia il tuo futuro artistico e professionale?
La mia storia è molto singolare: non conoscevo la fotografia e non mi interessava. Anzi, ero spaventato dal dover affrontare l’esame di fotografia. Tutto cambiò quando entrò per la prima volta il maestro Jodice… poche parole e fui rapito. Ero un pittore e giravo l’Italia per mostre ed eventi; da quel momento, però, iniziai a dedicare sempre più tempo alla fotografia, diventando in pochi anni un professionista. Avevo intuito che attraverso la fotografia potevo esprimere un linguaggio per me nuovo e molto vicino alla pittura.

Come ha influito Jodice nella tua carriera?
La presenza del maestro Jodice è stata fondamentale! La sua umiltà, il suo amore per la luce naturale e il suo legame col territorio sono ancora oggi una guida per il mio cammino. Non potrò mai dimenticare il suo gelido sguardo profondo ed introspettivo quando parlava di fotografia: ogni sua parola era una lezione, ogni suo consiglio era ispirazione. Ho avuto la fortuna di seguirlo anche dopo aver terminato l’esame, pro­babilmente è stato il periodo più formativo.

Qual è la tua definizione di fotografia?
Definire la fotografia è complesso, la fotografia è universo indefinibile, etereo. Posso confermare che la mia è stata una vocazione, quasi una conversione “biblica”: è lei che ha scelto me, irrompendo nella mia vita, da allora non passa un giorno senza di essa. Per me la fotografia non è una divisa che si indossa ma è la mia stessa pelle. Vivo costantemente di fotografia!

Le tue immagini rivelano le tue orgini di disegnatore e pittore, sembrano infatti dei dipinti. Se dovessi indicare l’aspetto più importante che definisce il tuo stile, ad esempio fra illuminazione, composizione, post-produzione, quale menzioneresti e perché?
Capita spesso sentirmi dire che le mie foto sembrano quadri. Avendo alle spalle tanta esperienza in pittura, sia pratica sia teorica, mi è venuto naturale trasportare tutto il mio bagaglio culturale a servizio della fotografia. Ho sempre sostenuto che l’ultimo scatto che facciamo sia il più importante perché conserva l’esperienza di una vita. Racconto un aneddoto per spiegare meglio questo concetto: durante una mia mostra una persona mi chiese quando tempo avevo impiegato per realizzare una delle foto esposte… le risposi che avevo impiegato 26 anni, spiegando che per realizzare quello scatto avevo messo a disposizione tutta la mia vita artistica iniziata 26 anni prima. In ogni caso quello che cerco nella mia fotografia è principalmente la luce, quella naturale tanto amata dai pittori del passato. Per questo studio le ambientazioni dei grandi maestri. Spesso applico delle texture per evidenziare maggiormente l’effetto pittorico.

Quali schemi di luce e obiettivi preferisci usare?
Per gli schemi di luce, come accennavo in precedenza, amo la luce ambiente. Il mio schema solitamente è una finestra molto ampia, ”filtrata” con un panno bianco. A volte mi capita di fotografare all’aperto: in questo caso vado in cerca di spiragli e controluci. Raramente uso luci artificiali, ma se capita non mi spavento. Per le ottiche preferisco un medio tele molto luminoso, raramente supero f/4 di diaframma.

Al centro delle tue immagini vi è quasi sempre la figura femminile. Cosa rappresenta per te la donna?
Ho pubblicato un libro, ”Fleur”, dedicato all’universo femminile. Cinquanta immagini di donne rappresentate sempre con elementi floreali. La donna è la forma che più si avvicina alla perfezione della natura. Mia musa fondamentale è stata mia moglie, sempre presente nella mia ricerca fotografica. Intendo la donna come la intendevano i Preraffaelliti: donna indispensabile, sempre presente, a volte “femme fatale”. Pensando ai miei ritratti, considero la donna come traduttrice dei miei pensieri.

Qual è il punto di partenza dei tuoi lavori e che percorso segui?
Solitamente seguo molto il mio istinto. Mi capita di raccontare una storia fotografica partendo da un fiore, a volte trovo un vestito particolare e ci costruisco una favola. Altre volte porto una donna vicino alla finestre, apro le tende lasciando passare uno spiraglio… e tutto diventa magia. Per alimentare tutto questo attingo tantissimo dalla storia dell’arte, dalla lettura della mitologia, dalla musica, dalla visita di mostre.

Una volta Mimmo Jodice ha dichiarato: “Il mio lavoro finirà con il dominio della foto digitale”. Dal tuo punto di vista, come è cambiata negli scorsi anni la fotografia e la professione di fotografo?
Il digitale è stato traumatico per molti fotografi, anche io inizialmente ho riscontrato molte difficoltà. Basti pensare che sviluppavo e stampavo le foto artigianalmente. Ritrovarmi a fare i conti con l’elettronica non è stato semplice. Con il tempo ho capito che bastava sostituire i pennelli con il mouse e conservare tutta la mia esperienza indifferentemente dai mezzi. Infatti oggi elaboro le foto come se fossero dei quadri: brucio, schiarisco, contrasto come facevo con le tele. Spesso, durante i miei incontri, consiglio di fare pratica nel disegno, suggerisco di provare a fare dei disegni , magari delle figure geometriche, e dare a loro profondità attraverso il chiaroscuro, questo ci aiuta indubbiamente a dare profondità e plasticità alla fotografia.

Quale sarà il futuro di questa professione?
Questa professione è relativamente giovane, ha quindi un futuro roseo. La fotografia ritrae momenti importanti, spesso di gioia, ed è l’unica testimonianza tangibile per documentarla. Allora credo che finchè le persone continueranno ad emozionarsi, esisterà la fotografia. Finchè si amerà il bello, esisterà la fotografia.

Parlando di business, tu ti occupi non solo di ritratto ma anche di cerimonie, eventi, moda e pubblicità. Quale genere consente attualmente di ottenere i massimi ritorni economici nelle zone in cui lavori tu? Quale invece ti fornisce maggiori soddisfazioni?
Mi ritengo un ritrattista, anche se mi capita spesso di fotografare eventi, in particolare matrimoni. La cerimonia è, in particolare al Sud Italia, un evento molto sentito. Le coppie sono disposte a pagare bene un servizio fotografico. Scherzando, ho sempre sostenuto che guadagno i soldi con i matrimoni e li spendo con i ritratti. Sarebbe interessante vivere solo di ritratti, ma oggi il matrimonio è ancora un settore dove si guadagna bene, cosa importante è quella di trasmettere in esso il nostro amore, la nostra sensibilità.

Come riassumeresti in poche parole il segreto del tuo successo?
Non sono convinto di essere un fotografo di successo, e mi spaventa l’idea che un giorno io possa solo pensarlo. Il successo potrebbe segnare il limite della nostra ricerca, allora continuo a pensare che sono rimasto l’allievo di sempre, tra i banchi dell’Accademia ad ascoltare il maestro.

A quali progetti lavorerai prossimamente?
Tutti i progetti che ho realizzato sono aperti, ci ritorno e li modifico. Per me un progetto che nasce non morirà mai. Mi capita spesso di recuperare vecchi progetti e modificarli, di arricchirli delle nuove esperienze che ho immagazzinato. Atualmente sto portando avanti una ricerca dal titolo “Verso la pittura” un viaggio fotografico dove dal percorso principale si diramano tanti affluenti che portano alla storia dell’arte. Ho un progetto importante, si chiama “Casa Aulivo”, una struttura che ospiterà tutto ciò che è cultura.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 10/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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