Incontriamo la fotografa Alice Centolanza


di Nicolò Occhipinti

La sua grande passione sono i ritratti ambientati e la fotografia artistica, scatti caratterizzati dalla pulizia e dall’eleganza della composizione.

Vive in provincia di Cuneo ed è giovanissima, ha solo 23 anni. Ma Alice Centolanza ha le idee chiare sul suo futuro da fotografa e la sua passione per quest’arte emerge in ogni suo scatto. Ha avuto il primo approccio con la fotografia seguendo un corso insieme a suo padre, poi si è iscritta all’Accademia di belle Arti di Cuneo laureandosi nel 2016. Nel frattempo, una collaborazione con uno studio fotografico pubblicitario le ha consentito di consolidare la sua formazione, affiancandola a quella accademica. Da pochi mesi lavora come freelance e già si distingue per le sue notevoli capacità.

Cosa rappresenta per te la fotografia?
Considero la fotografia un modo per vedere me stessa attraverso i soggetti che ritraggo: la sintonia che si crea con la modella consente allo scatto di diventare specchio di ciò che siamo. Il soggetto viene inserito in un mood nel quale ha la possibilità di esprimersi in termini che esulano dal quotidiano, e lo stupore che spesso genera in loro la visione dello scatto concluso mi dà conferma del fatto che l’immagine gli ha consentito di vedersi in una prospettiva inedita e inaspettata. Lo stesso accade per me: in ogni fotografia ritrovo manifestato in maniera nuova e diversa un pezzetto di ciò che mi caratterizza. È un mezzo di espressione molto potente attraverso il quale ho la possibilità di dare vita a qualcosa di mio.

È per te passione o lavoro?
La fotografia nasce come passione in seguito a un corso che ho seguito qualche anno fa, successivamente all’acquisto della mia prima reflex. Negli anni universitari ho avuto modo di approfondirne le varie sfaccettature e, proprio durante questo periodo, è nato in me il desiderio di fare della mia passione un vero e proprio mestiere, cammino che ho iniziato a intraprendere più seriamente da un paio d’anni.

Vieni da una formazione artistica, sei laureata all’Accademia di belle Arti. Quanto è difficile riuscire a fare business nel mondo dell’arte in Italia, in particolare con la fotografia artistica?
Indubbiamente è difficilissimo; la fotografia artistica, fra tutti i generi, è tra quelli che meno si prestano alle regole del business. Personalmente ritengo che sia proprio questo a rendere i suoi tratti così distintivi: la fotografia artistica non nasce con l’intento di essere commerciale, come potrebbe essere invece la fotografia di moda, chi la fa non lavora dietro commissione ma segue le proprie inclinazioni. Non dovendo scendere a compromessi il fotografo è libero di manifestarsi a pieno in ciò che crea e questo consente di dare vita ad immagini che suscitano una forte dose di emozionalità.

Quali elementi contrad­distin­guono il tuo stile, secondo te?
Penso che a contraddistinguere il mio stile ci sia la ricerca della pulizia e dell’eleganza nello scatto: tendo a fare composizioni lineari nelle quali includo solo componenti che ritengo strettamente necessari. Nell’immagine ogni elemento concorre a tal fine: il makeup, l’acconciatura, lo styling e la posa assunta dalla modella.

A quali maestri ti ispiri maggiormente?
Ho un vastissimo repertorio di fotografi che seguo e dai quali traggo ispirazione. Parados­salmente mi capita di trovare stimoli in professionisti che si occupano di rami della fotografia molto distanti da quello ritrattista ed artistico: mi affascina l’uso dei colori nelle fotografie di Steve McCurry tanto quanto l’eleganza e l’espressività dei soggetti in molti dei lavori di Patrick Demarchelier; fotografo di reportage l’uno e di moda l’altro. Il fatto di non concentrarmi solo su una tipologia di immagini mi consente di avere un bagaglio visivo più ampio che mi torna utile nelle mie realizzazioni.

Come prepari i tuoi shooting?
Avendo alle spalle una formazione di tipo Accademico, ho acquisito l’abitudine di schizzare le mie fotografie prima di scattarle. Quando mi viene un’idea provo a delinearla meglio su un foglio di carta, appuntandomi ai lati del disegno alcune parole chiave riguardanti i tratti che vorrei che avesse la modella, il make-up, l’acconciatura, il tipo di luce ed eventuali elementi che vorrei inserire. Una volta chiarito questo, procedo con la ricerca di un soggetto con le caratteristiche adeguate, della location e di tutti gli elementi necessari.

Perché ti piace il genere ritratto e in particolare quello ambientato?
Mi piace osservare le persone e ritraendole ho la possibilità di immortalare ciò che trasmettono. Opto per il ritratto ambientato poiché ritengo che ogni elemento concorra a rafforzare un concetto, raccontando meglio una storia. Lo reputo un genere fotografico che ha la capacità di emozionare.

Quali obiettivi usi più spesso?
Solitamente lavoro con ottiche fisse poiché mi consentono di ottenere una nitidezza e un dettaglio che vanno a rafforzare maggiormente la pulizia e l’ordine che cerco nelle mie immagini. Quello che prediligo è il 50 mm; l’apertura del diaframma a 1.4 consente di avere uno sfocato molto suggestivo, anche se la massima apertura implica la rinuncia a un po’ di nitidezza sul soggetto.

Ci sveli uno dei tuoi segreti della post-produzione?
Non so se propriamente di segreto si possa parlare ma un procedimento che spesso uso e che ritengo dia maggiore intensità ai colori dell’immagine è il rinforzo del canale del blu, applicato tramite la sezione “calcoli”.

Che sogni hai nel cassetto?
Sogni nel cassetto ce ne sono molti. Se penso al futuro, l’ambizione è quella di riuscire a portare la mia fotografia in un ambiente lavorativo creativo e stimolante. Ciò su cui sono concentrata in questo momento è il miglioramento delle mie tecniche di post produzione; vorrei apprenderne di nuove e imparare a padroneggiarle a pieno, in modo che diventino risorsa preziosa nella realizzazione dei miei lavori.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 10/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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