Il mondo incantato di Antonio Borzillo


di Nicolò Occhipinti

“Dei ritratti amo quella sottile eppure straordinaria capacità di connettere artista e soggetti, di collegare le loro anime.” Fotografo ritrattista e di moda, Antonio Borzillo ci introduce nel suo mondo incantato.

Fotografi da pochissimi anni, ma già con ottimi risultati. Ci racconti come hai cominciato?
Ho sempre avvertito l’esigenza di esprimere me stesso attraverso qualche mezzo. La mia mente è inondata da emozioni così travolgenti che a volte penso che potrei esplodere se non avessi modo di ordinarle ed inserirle in un contenitore. È stato così con la musica, il disegno e attualmente con la fotografia.
Sono trascorsi appena due anni dal giorno in cui ho deciso di acquistare la mia prima macchina fotografica. Volevo catturare i volti delle persone dalla mia prospettiva. Ricordo come fosse ieri i miei primi scatti. Non tanto per ciò che ritraevo, erano solo semplici scatti di prova, ma per le emozioni che mi suscitarono quei click. Per me fu come una magia. Capii presto che in quel frame potevi metterci un mondo, il mio mondo. Io volevo metterci tutto quello che avevo di mio che non sarei mai riuscito ad esternare in altro modo. Il mio stato d’animo, i miei sogni, le mie angosce. Mi chiedo ancora come ho fatto vivere senza fino ad allora.

Come hai sviluppato la tua tecnica?
Tutto quello che so lo devo alla mia passione per i dipinti. Credo di aver imparato tantissimo osservando le tele: la composizione, la gestione delle luci e del colore. Non ho mai preso parte a corsi. Vivo la fotografia in modo estremamente intimo, istintivo e personale. Mi sono formato sulla pratica e sugli errori.

Quali obiettivi prediligi?
Amo la prospettiva dell’85mm, che è l’obiettivo con il quale ho iniziato il mio percorso. A volte scher­zosamente lo considero il mio terzo occhio. Da non molto lo affianco ad un 35mm e non sento il bisogno di altro. Prediligo i fissi innanzitutto perché mi permettono di scattare con una profondità di campo estremamente ridotta e per il fatto che il fisso ti impone di adottare un approccio estremamente riflessivo alla fotografia.

Che tipo di illuminazione usi più frequentemente?
Quasi tutti i miei scatti sono realizzati con luce naturale. Ogni volta che posso scatto all’aperto immerso nella natura affidandomi solo alla luce che trovo. Lo trovo anche un modo per mettermi costantemente in gioco con le mille variabili imprevedibili tipiche della luce naturale.

Cosa rappresenta per te la foto­grafia?
La fotografia per me è un modo per evadere dalla realtà. Uno strumento attraverso cui puoi creare un tuo mondo in cui stabilisci tu ogni cosa. Un contenitore per quelle emozioni che tenute addosso troppo tempo possono consumarti. Puoi metterle lì e respirare, per poi liberarle quando vuoi. In poche parole, una cosa meravigliosa.

Qual è il genere fotografico che ti piace di più?
Credo sia evidente la mia ossessione per il ritratto. Quello che amo in un ritratto è quella sottile eppure straordinaria connessione tra i soggetti, tra le loro anime. Dentro di ognuno di noi c’è qualcosa di incredibile e un ritratto può essere in grado di mostrarci chi siamo davvero, la nostra essenza, quella parte della nostra anima che evitiamo di mostrare all’esterno se si è abili a catturare l’attimo in cui cade la maschera. E, come se questo non bastasse, a volte succede che il fotografo riesca a far trasparire le proprie emozioni attraverso il soggetto ritratto. È quasi un percorso terapeutico per conoscere meglio anche se stessi.

Quali sono stati i tuoi fotografi di riferimento?
Ho come riferimento principale perlopiù pittori da cui stilisticamente subisco notevoli influenze. Per quanto riguarda i fotografi potrei citarne alcuni, ma mi limito ad Alessio Albi. I suoi ritratti mi hanno toccato profondamente e sono stati uno dei motivi che mi ha spinto ad intraprendere questo percorso.

Irving Penn affermava: “Un buon fotografo è una persona che comunica un fatto, tocca il cuore, fa diventare l’osservatore una persona diversa.” Che significato ha per te questa frase?
Questa frase rappresenta un po’ tutto il concetto della fotografia come la intendo io.

Secondo te, quale peso hanno teoria e pratica per ottenere i migliori risultati?
Entrambe le componenti sono importanti per la formazione di un artista. Ma prima di tutto ci deve essere la passione, senza quel combustibile sarebbe tutto uno sterile esercizio di stile.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 10/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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