Nena Sardilli e Sue Miranda


di Nicolò Occhipinti

Sullo sfondo dell’EUR di Roma, Nena Sardilli e Sue Miranda hanno posato per Rimlight indossando abiti indonesiani, truccate dalle bravissime Tania Toska e Valentina Rocchi.

Due caratteri e stili molto diversi, autoritaria e fredda la prima, dolce e enigmatica la seconda. Hanno interpretato questi ruoli le modelle Nena e Sue nello shooting “Leggende indonesiane”, carat­terizzato dai caldi e vivaci colori degli abiti orientali tipici dell’Indonesia che si stagliano per contrasto sulle fredde architetture e i surreali spazi dell’EUR. Abbiamo voluto intervistarle per conoscere meglio il loro percorso professionale.

Nena, come hai cominciato a fare la modella?
Fin da quando ero piccola ero affascinata dalle modelle, dalla loro capacità di comunicare attraverso lo sguardo e il corpo. Ero colpita in particolare da Kate Moss: il suo portamento di fronte all’obiettivo lo trovavo unico e di grande ispirazione. Così, cominciando per gioco, ho provato anche io a posare. Inizialmente per progetti personali di alcuni fotografi, poi man mano per lookbook, campagne ed editoriali fino a quando fare la modella è diventata per me un vero e proprio lavoro.

Lo fai a tempo pieno?
Attualmente ho altri lavori che non mi permettono di dedicarmi al modeling a tempo pieno. Sono anche cosciente che si tratta di un’attività che non può protarsi per troppi anni, perciò preferisco costruire basi solide in altri campi che mi possano offrire più stabilità in futuro.

Cosa ti piace di più di questo lavoro?
Sicuramente la comunicazione attraverso gli sguardi, i gesti e il modo in cui ogni fotografo mi interpreta. Vedere la stessa persona con risultati finali così differenti è davvero affascinante.

Qual è stato il traguardo più importante che hai raggiunto?
Ho collaborato e lavorato per vari magazine e sicuramente essere nella cover del primo numero di Mia Le Journal è stato un traguardo importante. Ma il lavoro di cui vado molto orgogliosa è quello svolto per il brand Giannico, per il quale ho posato presentando alcuni dei suoi modelli di scarpe.
Quali caratteristiche deve avere secondo te il fotografo ideale per farti rendere al meglio?
Per me un buon fotografo è colui il quale sa capire la modella, individuare i suoi punti di forza e le sue debolezze e farle emergere il meglio di sé. Mettendola a proprio agio, sicuramente, ma anche spronandola quando sa che può dare di più. Ovviamente deve avere buon gusto per la fotografia, cosa affatto scontata, umiltà e una buona post-produzione, non neces­sariamente eccessiva ma tesa a esaltare e valorizzare una foto che già in fase di scatto deve essere buona.

Cosa ti ha colpito di più dello shooting presentato in queste pagine?
Sicuramente è stato il tema indonesiano delle due sorelle. Diverse, opposte tra loro, sia dal punto di vista caratteriale, sia per i costumi e i colori. Io rappresento la sorella “cattiva” e fredda: è stato divertente per me tirare fuori il mio lato oscuro.

Quali progetti hai per il futuro?
Semplice: essere felice. E per realizzare la mia felicità seguo i miei sogni. Da sempre ho avuto la passione per la grafica e il disegno, così ho iniziato a studiare post-produzione. Ma dopo un po’ di tempo, nonostante i risultati notevoli, non ero sufficientemente soddisfatta. Così, spinta dalla voglia di esplorare nuovi campi, ho deciso di intraprendere la carriera di modella. Ma anche questo ora non mi basta. Ho sempre avuto un fisico molto tonico e quattro anni fa ho scoperto la pole dance, sport che tutt’ora pratico e del quale sono ancora innamorata. Anzi, il lavoro di modella è anche un modo per potermi pagare le lezioni per questa attività. Attualmente è un hobby che amo, non escludo che in futuro possa diventare un vero e proprio lavoro.

Sue, tu invece lavori sia come hostess, sia come fotomodella: quale preferisci e perché?
Principalmente sono una hostess, ma poso anche come fotomodella per diletto: non è quindi un vero lavoro per me, almeno per il momento.
Sei di origini filippine ma ora vivi e lavori in Italia. Hai cominciato qui a lavorare come modella?
Sí, ho cominciato in Italia, nel mio paese di origine non ho svolto alcun tipo di lavoro. Ho trascorso nelle Filippine la mia infanzia e da allora non ci sono più tornata.

Come hai imparato?
Ho cominciato a posare per caso quando all’età di venti anni, in discoteca, un booker mi propose di posare per una rivista di abbigliamento giovanile. Ho partecipato a numerosi shooting e ho quindi imparato sul campo, affinando man mano le mie capacità.

Per quale genere fotografico preferisci posare?
Mi piace molto la ritrattistica, in particolare quella ambientata, in esterno: risulta molto più naturale rispetto alla fotografia in studio e, a parer mio, mi valorizza e mi rappresenta meglio.

Operi come freelance o con un’agenzia?
Sono una freelance, anche perché, come dicevo prima, poso per gli shooting soprattutto per diletto.

Cosa ricordi con maggior piacere dello shooting realizzato per Rimlight?
Ricordo bene la professionalità del fotografo, molto attento ai dettagli: mi ha saputo guidare con armonia e gentilezza. Mi sono divertita molto e mi ha fatto piacere posare insieme alla collega Nena, con la quale siamo entrati subito in sintonia, e collaborare con le abili truccatrici Valentina e Tania. Inoltre mi piacevano molto i vestiti che mi hanno assegnato, è stato bello poterli indossare per lo shooting.

Quale sogni speri si avverino a breve?
Sogno di aprire presto un attività all’estero, magari in Messico o nel mio paese di origine, davanti al mare, lavorando col sorriso e sorseggiando una noce di cocco in mano.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 12/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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