Alessandro Luoni, sensualità con eleganza


di Nicolò Occhipinti

“Come il cibo e la musica, è facile apprezzare una fotografia, tutti noi siamo in grado di farlo. Il fotografo però è in grado di spiegare precisamente perché un’immagine piace e riesce a generare emozioni.” Incontriamo Alessandro Luoni, fotografo e futuro laureato in filosofia.

 

Ci racconti come hai cominciato a fotografare?
La fotografia mi ha sempre affascinato, ma mi sono avvicinato ad essa il primo anno del Liceo artistico, dove ho studiato la tecnica fotografica, compositiva e i primi rudimenti di post-produzione.
Mi dilettavo con una vecchia analogica ed ero uno dei più assidui frequentatori della camera oscura messa a disposizione dal liceo. La mia passione per il bianco e nero analogico e le sperimentazioni di tempi, luci, filtri e acidi di sviluppo in camera oscura rimasero l’unica parte della fotografia che davvero mi conquistava fino a quando, nel 2007, non mi trovai a visitare la mostra fotografica del maestro David LaChapelle al Palazzo Reale di Milano: i colori, le pose plastiche, le luci, l’erotismo e, soprattutto, la grande ironia di cui quelle grandi stampe erano pervase, mi stregò. Quel giorno capii che volevo intraprendere una carriera come fotografo nel campo della moda, proprio come aveva cominciato lo stesso LaChapelle. Comprai la mia prima reflex digitale solo qualche giorno dopo.

In che modo hai sviluppato la tua tecnica e lo stile?
Credo di essere ancora molto lontano dall’avere una tecnica o stile ben definito. Sono solo all’inizio della mia carriera, ho 25 anni e non ho certamente ancora raggiunto il momento di fama tale da fare esclamare “Wow! Questo sì che è Alessandro Luoni” quando si guardano le mie foto. Indub-biamente, uno degli stili che preferisco e che ho usato spesso nelle mie pubblicazioni sono le foto in notturna con tempi lunghi, creando effetti speciali grazie alle luci della città e il flash.

Cosa significa per te fotografia?
“Fotografia” significa tante cose. Per me sicuramente significa “cogliere l’attimo”. Che tu stia cercando di fotografare il perfetto tramonto, o un gabbiano nel momento della pesca, un’azione sportiva o una modella che si volta camminando, il momento in cui si preme il bottone è fondamentale. Anche fotografi amatori con un cellulare, senza alcun rudimento di composizione sono stati in grado di fare foto che hanno congelato attimi irripetibili, il web è pieno di gallerie di immagini del genere. Ma la vera fotografia ovviamente non si esaurisce qui. Innanzitutto come suggerisce il nome stesso, la fotografia è “luce”: bisogna essere in grado di farsi affascinare dalla luce e raccontarlo agli altri, non serve andare dall’altra parte del mondo in posti sperduti se non si hanno gli occhi o il cuore per vedere. In ultimo è “composizione”: come nella prosa o nella musica, non basta avere belle parole o suoni se non si è in grado di disporli in armonia fra loro.

Quale genere preferisci e per quali brand hai lavorato?
Sono totalmente concentrato sulla moda al momento, pur ammirando ogni tipo di stile di fotografia. Sono solo a inizio carriera ma ho avuto il piacere di collaborare alla meravigliosa campagna di Jeans “Marco Calzolai” oltre che a quella del brand super rock “Bad Spirit” di Massimo Sabbadin, designer già noto a tutto il mondo per i capi in pelle realizzati per le esibizioni della conosciutissima band Metallica.

Quali lavori ricordi con maggior piacere?
Uno dei lavori che ricordo più volentieri era iniziato in un modo pessimo. Era mattina, io e il mio team aspettavamo la modella per andare su una spiaggia fuori Genova e scattare delle foto da pubblicare su una rivista inglese. Ma la modella era in ritardo: tramite la chat di Facebook dice che non c’erano i mezzi per raggiungerci. Fortunatamente quel giorno con noi c’era già un’altra modella arrivata puntuale che aveva giornata libera e avevamo invitato a venire con noi per passare una piacevole giornata in spiaggia durante il servizio. Lei fu felicissima di prendere il posto dell’altra ragazza e le foto furono eccezionali, seguite da un aperitivo suggestivo sulla spiaggia al tramonto e una cena fantastica con gamberi freschi.

Quali sono i tuoi fotografi preferiti e perché?
Nomi di fotografi capaci e che ammiro per varie ragioni ce ne sono tanti, ma non posso dedicare questo breve paragrafo a nessun altro che a Marc Evans, fotografo già apparso sulle pagine di questa rivista e che mi ha introdotto in questo mondo, insegnandomi moltissimo. Ho cominciato ad assistere Marc nei suoi servizi nel 2014 e da allora è nata una gran stima e simpatia reciproca che ci ha portati a lavorare assieme sempre più frequentemente. Il suo stile è molto forte e provocante, ma mai volgare e questo, per chi ha modo di conoscerlo, si rispecchia molto anche nella sua personalità, un uomo deciso e sempre pronto a scherzare, ma che tratta le ragazze con cui lavora con un rispetto davvero estremo, qualità che a molti fotografi narcisisti, o forse misogini, manca. Nelle sue fotografie, anche le più sexy la donna non è mai un oggetto, al contrario è forte e padrona di sé, della sua sensualità. Al contrario se in una sua foto accanto alla modella vi è un uomo, questo sarà l’oggetto, spinto in secondo piano oppure usato, come direbbe Marc, come “accessorio”.

Come trovi ispirazione per i tuoi lavori?
In diversi modi: ad esempio cercando sulle migliori riviste di moda qualche suggerimento di luci, trucco, styling e situazioni e poi cercando di ricreare qualcosa che sia il più possibile di impatto. Mi affido a questo metodo prin-cipalmente per il beauty, è un ottimo strumento per poter comunicare al meglio con la mia truccatrice e con lo staff cosa ho in mente e il risultato voluto. Per le situazioni e location, invece, nasce tutto da una mia idea di partenza. Non credo si possa spiegare facilmente a parole come traggo ispirazione, essa deriva dal modo in cui osserviamo e rielaboriamo il mondo che ci circonda.

Quali aspetti prendi in considerazione per selezionare modelle e modelli?
Dipende da cosa si ha in mente e su quali aspetti del soggetto voglio far cadere l’attenzione: possono essere le gambe lunghe, o i capelli particolarmente voluminosi, o un particolare taglio degli occhi o uno sguardo, un’espressione che la modella è in grado di mostrare. Mi capita a volte, non spesso, di scegliere di scattare con una modella ancor prima di avere un’idea in mente perché qualcosa di lei mi ha colpito e costruisco così la storia attorno ai suoi punti forti. In questi rari casi ciò che guida la mia scelta è il suo fascino o personalità.

Preferisci rivolgerti ad agenzie o a modelle freelance?
Mi rivolgo principalmente alle agenzie: oltre che per una questione di tempo e praticità, così creo network facendomi conoscere e stringendo rapporti con le agenzie di moda.
Qual è il tuo approccio alla post-produzione?
La considero come il comple-tamento dell’opera. Adoro post-produrre le mie foto e presentarle nella loro forma finale. Cerco comunque di scattare nel modo più fedele possibile alla mia idea e semplicemente migliorare il risultato al computer senza compromettere il risultato. La più grande sfida come fotografo è di avere già, dopo la sessione di scatto, delle immagini incredibili, prima di lavorarci graficamente. Non mi piace chi stravolge completamente l’immagine al computer: se lo scopo di una post più spinta è implementare aspetti particolari o surreali della foto, lo condivido. Ma se lo scopo è prendere una foto mediocre e ricavarne qualcosa di totalmente artefatto, non la considero “fotografia” ma una sorta di patchwork.

Qual è il futuro della professione di fotografo, secondo te?
Me lo chiedo spesso. Con l’avvento del digitale siamo sempre di più e sempre più inesperti, basta fare un giro sui social network per vedere quanti semplici possessori di reflex digitali si definiscono e si vendono come fotografi senza la benché minima competenza, cultura, capacità o, per lo meno, buon gusto. Ma non è il pennello a fare il pittore. Come diceva Ansel Adams, “Confido che l’occhio creativo continui a lavorare a dispetto di qualsiasi futura innovazione tecnologica”.

Quale consiglio daresti a chi volesse intraprendere la carriera di fotografo?
Il primo tra tutti è “scattate, scattate il più possibile”. Scoprite in che modo funziona la macchina fotografica con un buon libro o un buon corso e cominciate a sperimentare tecniche e luci differenti. All’inizio non importa se scattate foto al vostro gatto o al tramonto dietro casa, tutti i grandi hanno cominciato come voi, documentando ciò che avevano a portata di mano. A chi invece volesse intraprendere la strada della moda solo per incontrare e fotografare belle ragazze,il mio unico consiglio è di vendere la macchina fotografica e fare i PR per qualche discoteca perché come fotografi non faranno mai strada.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 8/2016 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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