Gli abiti immaginari di Andrea Facco


di Nicolò Occhipinti

Docente della Nikon School e vincitore del concorso Nikon Talents, ha sviluppato anche una tecnica di scatto che consente di creare sul corpo dei soggetti abiti immaginari. Andrea Facco si racconta a Rimlight.

 

Oltre dieci anni nel campo della fotografia. Ci racconti come hai imparato a scattare?
Ho iniziato per gioco scattando con la reflex di mio padre, appassionato di fotografia. In quel periodo ho anche conosciuto un professore della mia facoltà che teneva un corso di fotografia e ho iniziato a collaborare con lui per diversi progetti. Ho imparato così i rudimenti della fotografia affiancandoli a lunghe letture su libri, siti web e forum. Inoltre, ho avuto la possibilità di seguire un lungo stage, sempre tramite l’Università di Genova, alla Fiera di Genova dove, affiancando dei fotografi professionisti, ho imparato in brevissimo tempo ad utilizzare la mia attrezzatura e ad avvicinarmi al mondo della fotografia soprattutto da un punto di vista lavorativo.
Successivamente, ho collaborato in maniera più attiva con il corso di fotografia universitario, diventando assistente del corso. Tramite questa esperienza che è durata circa cinque anni ho avuto la possibilità di continuare la mia formazione anche grazie a diversi fotografi ospiti del corso quali Berengo Gardin, Franco Fontana, Giuliana Traverso e molti altri.

Quali sono i tuoi maestri dai quali trai ispirazione?
Trovo che vi sia un grandissimo numero di fotografi anche poco famosi che possono fornire spunti e idee. Però, se dovessi indicare il fotografo che più mi ha ispirato probabilmente direi Stanley Kubrick. Diversi anni fa ho visitato una sua mostra fotografica qui a Genova e sono rimasto stupito degli scatti che riusciva a realizzare da giovane con dell’attrezzatura indubbiamente inferiore rispetto a quella attuale. Mi ricordo che ne ero rimasto affascinato ed ero quasi arrabbiato: mi domandavo come potesse realizzare scatti del genere circa 50 anni fa, e questo mi ha spinto a migliorarmi.

Ti dedichi a diversi generi: oltre al ritratto e alla moda, anche all’architettura e al paesaggio…
Per me la fotografia è sia un hobby sia un lavoro, e in questa ottica vivo i diversi generi dei miei scatti senza averne uno preferito. Sono comunque nato come fotografo paesaggista e di architettura per gli studi che avevo intrapreso presso la Facoltà di Architettura di Genova. Ho iniziato solo successivamente a scattare foto di ritratto e di moda, un modo alternativo per esprimermi. In breve tempo mi sono anche avvicinato e appassionato alla fotografia astronomica, che ora è a tutti gli effetti uno dei miei generi preferiti in particolare quando legata al paesaggio. Sono arrivato perfino al punto di modificare una reflex professionale per renderla più adatta alla ripresa notturna del cielo e della Via Lattea, rendendola così astronomica.

Parliamo del tuo progetto “Imaginary Dress”. Ci spieghi la tecnica che hai usato per realizzare gli abiti?
La tecnica prende spunto dagli scatti del noto fotografo Aurum Light, nello specifico dalle sue foto con gli abiti realizzati con il latte. Diversi anni fa quindi, ho cercato di realizzare una mia versione personale di questi scatti. Per ogni abito da creare, realizzo un primo scatto con la modella nella posa desiderata, poi inizio a effettuare numerosi lanci di materiale (vernice, sabbia, pasta, caffè, fiori, foglie) per coprire le diverse zone del corpo e dare la corretta forma al materiale a seconda di come questo viene lanciato.
In media, per un abito necessito dalle 15 alle 20 foto per coprire tutte le zone del corpo e soprattutto per aver più scatti tra cui scegliere e da assemblare in post-produzione.

Alterni spesso gli shooting all’attività di docenza, organizzando workshop con Nikon Italia o formazione individuale. Quali argomenti vogliono approfondire maggiormente i tuoi allievi?
Molti dei miei studenti restano affascinati dalle tecniche di scatto più complesse e meno immediate. Spiego però sempre che non è importante solo la tecnica, ma bisogna cercare di dare un significato agli scatti, creando eventualmente progetti più complessi come dei racconti fotografici o dei portfolio.

Ritieni che i giovani fotografi dedichino sufficiente tempo alla formazione, o spesso preferiscono imparare sul campo? Con quali risultati?
Molti fotografi si dedicano moltissimo alla formazione e con piacere conosco diversi giovani che seguono corsi, workshop e ogni altra occasione per formarsi. Altri invece noto che tendono più a voler imparare sul campo da soli. Non credo quindi che ci sia un metodo realmente corretto per imparare. Però credo che la formazione prima o poi sia necessaria, visto che alcuni argomenti sono oggettivamente difficili da apprendere in maniera corretta da soli, in particolare la comunicazione con la fotografia.

Quali obiettivi e schemi di illuminazione usi più frequentemente?
Generalmente utilizzo una serie di obiettivi fissi luminosi. Alterno per i miei scatti rispettivamente: 20mm f/1.4, 50mm f/1.8 e 85mm f/1.8. Talvolta utilizzo un teleobiettivo 70-300mm f/4.5-5.6 ma preferisco di gran lunga scattare con i primi. Per la luce, uso una serie di flash e spesso il mio set inizia posizionando almeno una fonte di luce principale, una fonte di luce di schiarita delle ombre e, se possibile, una luce alle spalle del mio soggetto per creare il controluce. Poi ne aggiungo altre per illuminare determinati dettagli dell’abbigliamento, degli accessori o del corpo del soggetto stesso. Spesso aggiungo gelatine colorate per correggere e modificare la luce emessa dai miei flash, ad esempio per simulare la luce del tramonto.

Come hai imparato a post-produrre i tuoi scatti?
Con tantissima pratica! Ho iniziato a usare Photoshop moltissimi anni fa, ancora prima di avvicinarmi alla fotografia, e nel tempo ho seguito guide e tutorial online per apprendere nuove tecniche di post-produzione. Ho seguito anche dei corsi per sfruttare al meglio le caratteristiche del software, in particolare l’uso di Camera Raw, strumento che utilizzo principalmente.

Hai un workflow preferito che segui per i tuoi shooting?
Pianifico al meglio gli shooting e a volte disegno una bozza dello scatto finale per avere già un’idea abbastanza corretta del set fotografico. Così facendo in fase di scatto sono indubbiamente facilitato e posso concentrarmi su tanti piccoli dettagli dello scatto stesso, oppure posso seguire al meglio il mio soggetto. Tutte le mie foto vengono prima di tutto convertite ed eventualmente corrette con Camera Raw. Raramente eseguo passaggi successivi, perché provo a ottenere sempre l’immagine più corretta possibile in fase di scatto. Per le foto in bianco e nero, trovo molto utile in post-produzione il software Silver Efex, che si basa su un approccio analogico e include il noto sistema zonale di Ansel Adams.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Sto allestendo proprio in questi giorni il mio nuovo studio fotografico. Negli anni ho collaborato con altri studi fotografici ma alla fine ho deciso di aprire una mia attività. Posso solo sperare che sia l’inizio di una nuova e fortunata avventura, che possa portarmi a tanti nuovi successi.

 

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 13/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

 

Iscriviti alla nostra Newsletter


Registrandoti confermi di accettare la privacy policy

 Iscriviti alla newsletter!