Il talento di Francesca Martinelli


di Nicolò Occhipinti

Appassionata di ritratti e concept photography, nei suoi scatti di una delicata bellezza Francesca Martinelli racconta molto di sé, delle sue emozioni e insicurezze, ma anche della determinazione nel voler raggiungere presto il successo professionale.

 

Ami fotografare soprattutto ritratti e coppie. Perché?
I ritratti mi permettono di raccontare storie: mi è sempre piaciuto il termine “storyteller”, penso mi rappresenti in parte. Il mio amore per i ritratti si è poi indirizzato verso le foto di coppia l’anno scorso. Ho potuto fotografare vari matrimoni e mi sono divertita tantissimo, nonostante sia molto impegnativo e complesso fotografare questo tipo di eventi. Poi mi è capitato per la prima volta di fotografare una coppia, a casa loro nei loro spazi: uno shooting molto naturale, senza foto di posa. Era come se io e la mia macchina fotografica non esistessimo. Per la prima volta quella sera, arrivata a casa, avevo il cuore pieno di gioia e sentivo che quello shooting così spontaneo mi aveva colpito tantissimo. Per questo ho deciso di specializzarmi in ritratti di coppia, per raccontare la bellezza della quotidianità e dell’importanza dei piccoli gesti.

Quali emozioni cerchi principalmente di suscitare coi tuoi scatti?
Nei ritratti cerco di tirar fuori la personalità della persona che ho davanti. Se vedo che la modella è di carattere introverso non la metto in pose provocanti o in qualsiasi modo in cui non si senta a proprio agio. I miei progetti fine art più concettuali, invece, mirano a far provare determinate emozioni. Ho fotografato qualche mese fa una modella per un mio progetto personale in cui cerco di raccontare il mio lato insicuro, ossessivo e geloso che cerco di nascondere, ma che in un modo o nell’altro mi ha sempre fatto stare male. Ho cercato di “espiare” questo mio male e queste emozioni attraverso scatti ben studiati, perché ho voluto comunicare le mie emozioni e il senso di oppressione che tutto ciò mi ha provocato. Penso sia stato lo shooting su cui ho passato più tempo pensando a pose, oggetti di scena, dettagli, trucco e ambiente che meglio potessero rappresentare il mio lato nascosto.

Come hai sviluppato le tue capacità?
Ho imparato tutto da autodidatta, cominciando a fotografare continuamente le mie amiche più strette, per prove ed errori. Due anni fa ho comprato la mia prima reflex professionale e ho così iniziato a lavorarci seriamente. Spesso mi sento in imbarazzo quando la gente mi chiede che corsi abbia fatto e io rispondo nessuno: sento che significhi mancanza di professionalità. Ma d’altro canto è il mio portfolio a parlare e la gente si accorge che c’è tanta esperienza dietro.

A quali artisti ti ispiri maggiormente?
Per quanto riguarda il ritratto, sicuramente ai due fotografi italiani Alessio Albi e Marta Bevacqua. Questa primavera ho addirittura avuto la fortuna di partecipare al workshop di Alessio e ho imparato tantissimo da lui. Amo alla follia anche Marta Bevacqua e il suo stile onirico e fiabesco che riesce a fare trasparire anche in foto fashion. Inoltre mi ispiro anche alla fotografa serba Jovana Rikalo: le sue foto son sempre impeccabili e perfette, ogni suo scatto è da copertina, e anche lei è molto “fiabesca”. Ha sempre idee molto originali e adoro i suoi fine art. Invece quando si tratta di concept photography, mi ispiro a due artiste. La prima è Laura Makabresku, le cui foto sono inconfondibili per lo stile macabro e tenebroso, i colori son sempre molto suggestivi, tetri, e riescono perfettamente a esprimere lo stato di decadimento e morte. La seconda è Bianca Serena Truzzi, una mia coetanea che abita nel paese accanto al mio: una grande artista, perché riesce a parlare di sé e delle sue debolezze attraverso i suoi scatti, l’ho sempre ammirata per questa sua naturalezza. Penso che le sue foto siano il suo specchio, è bello ma anche parecchio difficile mettersi a nudo in questo modo davanti l’obiettivo.

Quali obiettivi usi più spesso?
Adoro le lenti fisse luminose, che sono le più idonee per i ritratti. Prima usavo quasi solo il 50mm Canon f/1.4, poi ho preso il 35mm f/1.4 della Sigma ART. Sono un’amante dello sfocato e scatto spesso a diaframmi molto aperti. Uso molto anche un 70-200 Canon per i concerti o per ritratti glamour all’aperto, in cui ho molto spazio e posso muovermi liberamente.

Utilizzi anche i flash?
Non mi piacciono molto i flash, limito il loro uso agli eventi in cui la luce è scarsa. Impiego quasi sempre la luce naturale: avendo ottiche luminose non ho mai bisogno di una luce aggiuntiva artificiale. Se la luce naturale non mi piace, cambio location, non uso i flash perché vanno contro il mio gusto.
Qual è il tuo workflow tipico?
Prima di ogni shooting cerco sempre di fare due chiacchiere con chi dovrò fotografare. Se devo fotografare una ragazza che non conosco devo comprendere un po’ la sua personalità, per raccontare qualcosa di lei. Se invece si tratta di concept photography e voglio parlare di una determinata storia o emozione, cerco una modella con quelle caratteristiche che penso possano rappresentare ciò che voglio comunicare. Scelta la modella, prima delle foto parlo con lei e le spiego le mie idee. Studio ogni minimo di dettaglio, oggetto, vestito, colori che siano in sintonia e rappresentino le mie idee.
Do molto importanza alla post-produzione: è anche grazie a questa fase della lavorazione che posso liberare la mia creatività, oltre al momento dello shooting.

Come influisce nella tua vita la fotografia?
Mi ha cambiato la vita! Prima ero una ragazza molto introversa, mi trovavo a disagio in luoghi affollati o con persone sconosciute. Avevo difficoltà ad approcciare gli altri, e per questo forse ero ritenuta poco socievole. Quando ho iniziato a fotografare ho dovuto cambiare atteggiamento: occupandomi di ritratti, sono obbligata a relazionarmi direttamente con le persone e i clienti. Ho voluto cambiare e mostrarmi una persona decisa, responsabile e solare, perché volevo fare una bella impressione e sembrare professionale. Ho così conosciuto molte persone nuove e ho stretto tantissime nuove amicizie, comportando un cambiamento radicale e positivo del mio carattere: sono diventata una ragazza molto più estroversa e socievole, e lavorando mi sono responsabilizzata molto.
Inoltre la fotografia ha cambiato il mio modo di vedere le cose e il mondo che mi circonda, mi ha aiutato a rendermi conto della bellezza delle cose quotidiane che abbiamo sotto gli occhi e che spesso diamo per scontate.

Credi che ormai sia facile per tutti imparare a scattare belle foto, o cosa serve veramente per avere una marcia in più?
Per fare fotografia bisogna sicuramente avere tanta creatività e essere innovativi, essere capaci di sviluppare un proprio stile che consenta alle proprie foto di distinguersi immediatamente in mezzo a quelle di tanti altri artisti.

Cosa prevedi di fare nei prossimi anni?
Vorrei sicuramente fare tantissimi progetti concept personali e raccontare più di me e delle mie debolezze. Inoltre vorrei specializzarmi nei ritratti di coppia. Spero di lavorare sempre con questo ritmo e di mettermi in proprio quando finirò l’università.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 13/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

 

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