Giuseppe Attanasio, un talento della fotografia a 23 anni


di Nicolò Occhipinti

Ha solo 23 anni ma fotografa già da parecchi anni. Dalle campagne pubblicitarie per Radio Kiss Kiss è passato in poco tempo a noti brand della moda e alle pubblicazioni su Vogue,it, Vanity Fair Italia Glamour e Style.

Giovanissimo, ma già con una serie di bei traguardi alle spalle. Qual è stata la svolta che ti ha consentito di entrare nel competitivo mercato della fotografia di moda?
Sicuramente mi ha aiutato molto la mia “faccia tosta”. Ho bussato alla porta delle persone giuste che hanno creduto in me, che hanno visto del potenziale in quello che facevo. Il momento in cui mi sono davvero messo in gioco è stato nel 2014: in una piccola galleria a Napoli allestii una mostra fotografica totalmente a mio nome cui parteciparono non solo gli amici di sempre, ma anche professionisti del settore e personaggi noti tra cui Alessandro Cecchi Paone, persone che non conoscevo ma che mi seguivano sui social e che mi hanno sempre sostenuto. Posso affermare che tutto è realmente partito da lì.

Hai scelto questo genere volutamente, o avresti preferito dedicarti ad un altro?
Ho scelto la fotografia di moda perché mescola la ricerca della bellezza e l’arte in generale. Sono sempre stato affascinato dalla moda, mi piace seguire le tendenze o addirittura crearne di mie. Mio padre è pittore, mia madre laureata in Architettura e mia sorella è insegnante di Storia dell’Arte: sono cresciuto con un forte senso dell’arte, che mi ha portato poi a frequentare il liceo artistico per approfondirla, lasciando gli studi classici che i miei genitori avrebbero preferito intraprendessi. Iniziai a scattare foto in casa, soprattutto nudi artistici sia maschili sia femminili, ma capii che avevo bisogno di una svolta per guadagnare su ciò che facevo; quindi sperimentai dei set più articolati, creando dei look particolari, senza fare, però, troppa attenzione ai capi in genere. Se non fosse stata la foto di moda, avrei scelto la fotografia artistica d’ispirazione rinascimentale.

Come hai sviluppato il tuo stile e la tua tecnica?
Quando ho scoperto la mia passione, non potevo certo fare affidamento sull’illuminotecnica avanzata, quindi i primissimi scatti erano illuminati solo da un faro da giardino su uno sfondo scuro, per lo più stoffe anche stropicciate, che desse un’atmosfera molto cupa. Pian piano ho provato a scattare con dei neon ricaricabili, fino a comprare un set di stativi e lampade alogene; iniziai così a capire come funzionava la diffusione della luce e in che modo impostare i tempi di scatto. Come modelli avevo i miei amici, quelli più fotogenici.

Quali sono i tuoi fotografi di riferimento?
Ellen Von Unwerth, fotografa e regista tedesca, impegnata nell’eros femminile con un tocco totalmente fashion ed ironico, nessuno scatto seppur nudo, risulta volgare grazie a quel tocco retrò e vissuto che regala ai suoi scatti.
Mariano Vivanco, fotografo Peruviano, molto commerciale in realtà, ma gli allestimenti e la scelta delle luci anche in studio mi fanno impazzire.
David Lachapelle, per la plasticità e la lucidità dei volti, la costruzione dei concetti di fondo e della preparazione allo scatto. Credo che potrebbe tranquil­lamente disegnare un bozzetto e lasciar scattare un qualsiasi assistente al suo posto, tanto l’impronta rimarrebbe sempre la sua.
Ultimo, ma non per importanza, è Tim Walker, per la simmetria, i filtri, il mondo fatato in cui è racchiuso il suo racconto fotografico, e soprattutto per la scelta dei materiali. Mi dà ispirazione per gli allestimenti, anche con materiali poveri riesce a fare grandissime cose!

Le tue recenti immagini hanno colori vivaci, intensi. Cosa rappresenta per te il colore in fotografia?
In realtà ho preso in considerazione il colore col tempo, per necessità. I miei colori si alternano da accesi a quasi totalmente desaturati. Mi piace la pelle poco contrastata, molto poco vivida seppur lucida, quasi sporca. Preferisco i toni freddi, a differenza di molte foto che propongo. Adoro il bianco e nero perché è l’unica tonalità che ci offre davvero la vita; credo sia l’unico modo di percepire realmente le sfumature di quello che ci accade intorno. I colori che scelgo, in realtà, sono molto ispirati a quelli degli artisti di fine 1800 inizio 1900 come Tamara Lempicka, cui m’ispiro davvero tanto. Il modo di rappresentare le figure, le ombre, lasciando però molto vividi i colori e mantenendo allo stesso tempo i chiaroscuri.

Come selezioni le tue modelle e modelli?
I miei soggetti sono perlopiù modelli di agenzia, ma prediligo gli efebi, molto androgeni, uomini o donne che siano. Mi piacciono gli strani, non i belli oggettivi. Di certo la bellezza fa la sua parte, ma chi siamo noi per giudicare? Un volto asimmetrico, ma con una sua proporzione, può raccontare molto di più di un volto fresco e bello. Nella donna preferisco i seni piccoli e le anche definite, ovviamente ragazze magre ma in salute, non mi piace l’idea della donna che “si spezza perché troppo magra”.

Preferisci dirigerle/i con precisione, o lasci loro piena libertà di espressione?
La direzione del soggetto dipende molto da ciò che devo fare. Solitamente, per progetti miei preferisco dirigerli con molto dettaglio. Quando ho un’immagine in testa voglio che sia perfetta, la direzione della testa, dello sguardo, l’inclinazione delle spalle e del busto. Se si tratta di lavori commerciali, so che i modelli sono pagati per fare il loro lavoro, quindi li lascio fare.

Quali sono i pro e contro di lavorare a Napoli in questo settore?
Lavorare a Napoli di certo non è facile, i contro sono molto più numerosi dei pro. I clienti cercano sempre di risparmiare senza calcolare il lavoro che c’è dietro a ogni singolo scatto. Viene spesso preferita la modella del quartiere, quella che prende pochi spiccioli e con il seno grosso perché “fa vendere il capo”. Qui c’è poco gusto, o comunque un gusto poco internazionale della moda. Le pelli chiare sono difficilmente concepite. Non è concepita l’altezza minima, perché tanto “con photoshop la rendi più alta”.
Sicuramente il vantaggio più grande di questa città è il mare, è il camminare per le vie del centro e avere ispirazione a ogni angolo. È il colore che offre questa città, è la vivacità che ti fa credere che nulla mai è perduto nonostante le cose vadano male. Non sono pochi qui i problemi, ma credo di parlare a nome della gran parte dei napoletani se dico che riusciamo sempre a cavarcela in un modo o nell’altro. Non cambierei mai città, sono stato a Roma, Lecce, Siena, ho lavorato a Milano, a Firenze ma nulla mai mi farà andar via, perché se aiuti Napoli lei ti ricambia il favore. È un’affezione quasi controversa, ma togliete spaghetti e pizza ad un napoletano, lui non saprà più come vivere.

Quali i tuoi obiettivi per il 2017?
Beh, sinceramente non so cosa aspettarmi nel 2017. So solo di avere una forte squadra alle spalle, ci sosteniamo l’un l’altro per farci strada. Di certo spero di arrivare ad aziende ancora più note, magari a Parigi o a Londra.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 10/2017 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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