Incontriamo Giovanni Di Palma


di Nicolò Occhipinti

Napoletano, spinto da un’insaziabile sete di conoscenza e dall’amore per la moda, a soli 24 anni sta emergendo nella fotografia fashion anche grazie alle sue capacità da ritoccatore: una marcia in più per risultati di grande impatto.

 

Dalla tua biografia emerge che dai molta importanza alla formazione, non ti sei improvvisato fotografo. Ci racconti quando hai deciso di diventare fotografo e come hai iniziato?
“La passione senza formazione non potrà essere una professione”: questo è il mantra che mi ripeto quasi giornalmente. La fotografia, come per la maggior parte delle persone, è nata dalla passione e dalla curiosità di scoprire questo mondo. Ho deciso di diventare fotografo nel momento in cui ho iniziato a entrare nel settore della Comunicazione e, studiando vari software, non trovavo il giusto mezzo per esprimermi. Così mi sono avvicinato alla fotografia, dando finalmente voce a ciò che volevo comunicare. Ricordo di essere stato un ragazzo che voleva mettersi sempre in gioco, soprattutto con se stesso, provando a superare i propri limiti, cosa che può accadere solo grazie alla formazione. Da autodidatta mi sentivo ancora insoddisfatto, come se non stessi andando nella giusta direzione. Decisi allora di frequentare l’Accademia di Comunicazione ILAS a Napoli, assopendo così, ma non eliminando del tutto, quel senso d’insoddisfazione.

Che significa per te la fotografia?
Per risponderti potrei usare centinaia di aforismi o di frasi fatte di fotografi che hanno fatto la storia, ma preferisco farti un esempio… Hai presente quando ti trovi in una stanza dove non vi è né ordine, né armonia fra tutti gli elementi presenti? E ti trovi così disorientato che quasi rinunci a stare all’interno e tanto meno a dare una collocazione agli elementi presenti? Bene, per me la fotografia è il coraggio di stare in quella stanza e di mettere in ordine logico tutti gli elementi. La fotografia è il mio coraggio, ho fatto sí che la mia vita ruotasse attorno a essa e continuerò fino a quando avrò la forza di premere il pulsante di scatto.

Perché hai scelto soprattutto il settore moda?
Io adoro i vestiti, mi piace combinarli, stare al passo con la moda, mi piacciono le sfilate, i campionari di tessuti… è qualcosa d’inspiegabile, che viene dal più profondo. Sono sempre stato affascinato dal mondo della moda, della bellezza, e ogni volta che vedevo le immagini delle campagne pubblicitarie dei brand più famosi desideravo, e ovviamente desidero tutt’oggi, poterli scattare io per mostrare il mio concetto di “bello”.

Parliamo delle tue origini: come ha influito Napoli nel tuo percorso professionale?
Stranamente bene. Mi aspettavo che dopo gli studi mi sarei ritrovato a casa senza far niente. Invece, subito dopo, sono stato contattato dalla casa di moda Giorgia & Johns, noto marchio napoletano con sede a Nola e Bologna, per realizzare una campagna pubblicitaria. Da quella esperienza è stato un crescendo continuo, fra le quarte di copertina del magazine Mia Sposa alle pubblicazioni sulle riviste di nail artist come Crystal Nails, e Laif ecc. Quindi devo dire che la mia terra mi ha aiutato molto nella mia professione, e mi reputo davvero fortunato in questo, anche se la medaglia ha sempre due facce!

Quali difficoltà hai incontrato personalmente in questo settore?
Farmi conoscere. Ormai tutti possono essere fotografi con le nuove tecnologie che vengono aggiornate ogni sei mesi, ma senza cultura e senza formazione non si va da nessuna parte. Oggi ai clienti non importa il “come” ma molto di più il “quanto risparmio?”. Ormai non guardano neanche più il tuo portfolio, vogliono sapere solo quanto chiedi per poterlo paragonare a una miriade di altre persone come te, non capendo che chi possiede buona conoscenza e buona tecnica non sarà mai paragonabile a una persona che decide di svegliarsi la mattina, comprare una reflex e spacciarsi per fotografo.

Quali sono i tuoi maestri, i tuoi punti di riferimento?
Richard Avedon, Herb Ritts, Peter Lindbergh, Patrick Demarchelier, Giampaolo Sgura, Mert & Marcus sono per me maestri e punti di riferimento creativi; il mio Maestro Ugo Salabelle è il punto di riferimento nella vita di tutti i giorni.

Quali servizi fotografici ricordi con maggior piacere?
Ricordo il primo in assoluto, scattato a un mio amico bodybuilder: a distanza di anni le sue foto andranno su un calendario maschile in Germania; poi, con estrema gioia e felicità, porto nel cuore un editoriale che ho scattato a Milano: per me è stato un traguardo impor­tantissimo arrivare nella capitale della moda a soli 23 anni. Infine, la prima volta che vidi una mia foto stampata grandezza 6X3m per una campagna pubblicitaria di un atelier di abiti sartoriali maschili: lo ammetto, in quella occasione mi sono scese le lacrime.

Come si svolge tipicamente il tuo processo creativo?
Fondamentalmente mi concentro molto sul mood, sarei capace di perdere mesi prima di scattare realmente se non un mood forte. Molte volte le mie idee nascono anche a seconda dei capi che vedo: ad esempio, su una strada, guardando le vetrine, mi sento attirare da qualcosa o da qualcuno, mi giro, vedo un capo d’abbigliamento maschile o femminile, sento che ha qualcosa da raccontarti, sento che devo farglielo raccontare. Non so se ho reso bene l’idea, ma la maggior parte delle volte è così! L’abito mi permette di scegliere la modella o il modello, l’abito mi fa creare il mood, è l’abito il protagonista. Dopo la realizzazione, mi applico molto di più sulla scelta del colorize della foto, forse prima ancora della consueta “pulizia”: scelgo i toni adeguati, cercando di creare o di trovare la cosiddetta color harmony, un’armonia tra i colori, tali da rendere la mia storia piacevole alla vista.

Che tipo di illuminazione prediligi?
La luce caravaggesca è la mia preferita, dove nelle ombre si può intravedere un velo di mistero.

Lavori anche come ritoccatore: c’è una domanda crescente di servizi di fotoritocco, o i fotografi tendono sempre più a gestire autonomamente tutto il workflow?
Posso assicurarti che in Italia la cultura di affidare la post produzione a una terza persona è molto rara. Molti fotografi pensano di poter gestire tutto, dall’idea all’editing finale, e si affidano a terzi solo quando hanno una grossa mole di lavoro arretrato. Personalmente capisco che sia difficile delegare a una persona “sconosciuta” la post produzione, ma la figura del retoucher è importante quanto quella del fotografo e molte volte viene sottovalutata. Credo che se il fotografo crea il corpo di un’immagine, il retoucher ne crea l’anima.

Quali progetti hai per i prossimi anni?
Non ho ancora ben chiaro il mio futuro, ma sicuramente farò un esperienza all’estero: ho voglia di collaborare con qualcuno davvero forte nella fotografia, imparare nuove tecniche, conoscere nuove persone, nuove culture. Lo ammetto, la mia sete di conoscenza non mi darà mai tregua.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 8/2016 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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