Lo stile di Gabriele Corbyons


di Nicolò Occhipinti

Versatile, camaleontico e dotato di grande creatività. Intervista a uno stylist di successo che sa combinare con originalità marketing e moda.

Quindici anni di esperienza nel settore della moda, dopo aver iniziato il suo percorso professionale come stylist presso famose agenzie di moda, quali la Zoe Models e la Icon, ha collaborato come fashion designer per prestigiose aziende d’abbigliamento. Gabriele Corbyons ha inoltre sviluppato le sue abilità come consulente di stile, realizzando importanti servizi editoriali per autorevoli magazine di settore come Vanity Fair, L’officiel, Grazia, Posh e Fucking Young. Rimlight Magazine lo ha incontrato per conoscere meglio il suo lavoro e i segreti del suo successo.

Ci racconti come hai cominciato il tuo percorso professionale? Come sei entrato nel mondo della moda e arrivato a lavorare per grandi marchi come Fendi?
Ho iniziato molto presto, quando avevo circa 16 anni, lavorando in un negozio d’abbigliamento che aveva fra i brand Vivienne Westowood, Helmut Lang e Paul Smith, e ottenendo dopo poco tempo il ruolo di buyer. Dopo il liceo, mi sono iscritto al corso in fashion design dello IED di Roma e ho disegnato capi per diversi brand. La passione per lo styling si è invece sviluppata dopo aver disegnato una mia linea di abbigliamento e avere aperto un negozio in centro a Roma. Lavorare come stylist per i servizi fotografici mi consente di esprimermi in modo più immediato e crea­tivo.
Operi maggiormente a Roma o lavori soprattutto nelle capitali della moda?
Lavoro maggiormente tra Roma e Milano. Roma è la mia città, la amo, offre location incredibili dove poter scattare, anche se scelgo modelle e abiti so­prattutto a Milano.

Sono le riviste, le case di moda, le agenzie o direttamente i fotografi a ingaggiarti più frequentemente?
I miei lavori sono commissionati per lo più dai fotografi, in par­ticolare con alcuni di loro si è creato un rapporto di fiducia e rispetto reciproco che aiuta a lavorare nel migliore dei modi.

Come si svolge una tua giornata tipica?
Il bello del mio lavoro è proprio che non esiste una giornata tipo. Ad ogni modo, per organizzare uno shooting editoriale parto sempre dalla ricerca, dall’individuazione dei marchi di abbigliamento e di accessori che si possono sposare al meglio con il mood, quindi contatto gli uffici stampa, fisso gli appuntamenti e seleziono quanto disponibile. La maggior parte del mio lavoro si svolge prima dello shooting, perché niente nell’immagine finale è casuale ma fortemente voluta fino all’ultimo dettaglio.
Per me è come raccontare a livello visivo una storia, un film, per riuscire a far sognare e a far viaggiare con la mente chi osserva l’immagine. Per questo è importante scegliere bene la location, il tipo di luci e l’atmosfera per rendere poi il lavoro di styling coerente ma allo stesso tempo non scontato: bisogna sempre dare un tocco d’imprevedibilità.

Cosa ti differenzia rispetto agli altri stylist?
Molti fotografi mi dicono che riesco ad abbinare capi d’abbigliamento e accessori che appesi su una gruccia non starebbero bene insieme, ma che poi in foto prendono magicamente vita e diventano armoniose e inaspettate senza essere però dissonanti.

Quali aspetti ti piacciono di più del tuo lavoro, e quali meno?
Amo il lato creativo. Ogni lavoro è una nuova sfida, un nuovo progetto, un mettersi in dis­cussione e creare storie nuove. Quello che amo di meno sono a volte i tempi stretti richiesti per l’organizzazione, che non consentono di lavorare nel miglior modo possibile.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare come freelance?
Il vantaggio è senza dubbio la possibilità di esprimersi con maggiore creatività e versatilità. I contro sono a volte il confrontassi con clienti, che pagano anche a sei mesi di distanza e a volte come mi è capitato non pagano affatto.

Che significato ha per te la parola “stile” oggi?
Siamo in un periodo storico in cui questa parola forse ha perso un po’ valore. Periodo in cui blogger o persone che pubblicano selfie su Instagram pensano di avere stile perché hanno un numero elevato di followers.
Io vengo da una famiglia in cui mia madre e mia zia sono state modelle a New York negli anni Sessanta e hanno avuto occasione di lavorare con fotografi come Newton o Avedon. Loro avevano uno stile che andava oltre le mode o le tendenze: credo che questa sia una caratteristica che mi hanno trasmesso. Lo stile è qualcosa che ti fa esprimere senza dover rinunciare alla tua essenza, al di là delle moda o delle griffe.

Quali caratteristiche deve avere uno stylist di successo?
Cultura, curiosità, apertura mentale, problem solving.

Oggi ti presenti anche come consulente di stile. In cosa consistono i tuoi servizi?
Promozione di brand nei film e nei red carpet. In questo caso posso creare delle joint-venture tra brand di moda e celebrity per realizzare product-placement. Mi occupo inoltre di rinnovare rinnovare l’immagine delle aziende di moda, rendendole accattivanti, moderne e fresche, così da aumentare l’interesse del pubblico e le vendite.

Quali suggerimenti daresti a chi volesse seguire le tue orme?
Seguire dei corsi. Io insegno all’Accademia del Lusso e alcune mie allieve sono state e sono mie assistenti. È un modo per capire sul campo come muoversi, o comunque per affiancare qualche stylist e cercare d’interessarsi non solo alla moda ma a tutto quello che può ruotarle intorno: arte, fotografia, letteratura, cinema. Essere informati sul passato, sulla storia della moda ti dà la possibilità di reinventare concetti in una nuova chiave. E suggerisco di non limitare mai i propri orizzonti creativi.

LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA SUL N. 9/2016 DI RIMLIGHT MODELS & PHOTOGRAPHERS MAGAZINE handright-22

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